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…ma il Colosseo…

Pubblicato: aprile 21, 2011 in Uncategorized
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Ancora Colosseo: magnifico anfiteatro dalla forma ellittica per contenere il maggior numero di spettatori possibili, dalle gradinate con una pendenza di 37° per consentire una buona visuale da ogni punto, imponente monumento nel cuore di Roma. Nessun monumento, nessun posto, nessun luogo assomiglia al Colosseo. I turisti lo ammirano a bocca aperta, emana una forza vitale che lascia tutti senza fiato.

Nell’Antica Roma, quando si entrava nel Colosseo per assistere a qualche spettacolo, non ci si poteva sedere ovunque: l’anello inferiore (quello più vicino all’arena) era riservato ai senatori, sacerdoti, magistrali…le persone più importanti.  Salendo si trovano le gradinate riservate agli artigiani, maestri, commercianti. E, nella parte più alta, c’è il popolo.  Insomma, più si scende e più si eleva lo status sociale.

A cosa serviva il Colosseo? Per puri spettacoli di morte. Quando entrava il gladiatore, il pubblico esaltava, applaudiva, andava in delirio. Aveva la stessa fama dei giocatori di calcio dei giorni nostri, apprezzatissimo dal pubblico femminile.

Ogni gladiatore ha una storia diversa alle sue spalle. Potevano essere schiavi venduti per punizione, o prigionieri di guerra condannati a morte, o legionari che hanno intrapreso questa carriera come mestiere. Purtroppo ci sono anche uomini che, indebitati fino al collo, non hanno avuto altra scelta. Esistevano moltissime scuole per gladiatori, allenati per combattere, per far esaltare il pubblico, per dare spettacolo di morte. Questi “guerrieri” (oltre che combattere fra loro), dovevano combattere contro degli animali, i quali venivano stuzzicati con dei bastoni appuntiti per farli innervosire e per fargli sfogare la loro rabbia contro i gladiatori.

Uno spettacolo macabro, ingiusto, triste per un Impero così grande e potente come quello Romano…

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L’anfiteatro Flavio, o meglio conosciuto come Colosseo, si trova nel cuore di Roma. E’ il più famoso anfiteatro romano, e il monumento più imponente di tutta Roma.

La sua costruzione fu iniziata da Vespasiano nel 72 d.c e inaugurata da Tito nell’80 d.c. La cerimonia di inaugurazione, assolutamente fastosa, durò per ben cento giornate nelle quali si susseguirono grandiosi combattimenti, spettacoli e cacce con l’uccisione di migliaia di belve (si parla addirittura di 5.000 secondo lo storico Svetonio). Per l’inaugurazione lo spazio dell’arena venne addirittura riempito di acqua per rendere possibile uno degli spettacoli più fantastici dell’antichità romana, le naumachie, dei veri e propri scontri navali che riproducevano grandi battaglie del passato.  Ben presto l’edificio divenne simbolo della città imperiale, espressione di un’ideologia in cui la volontà celebrativa giunge a definire modelli per lo svago del popolo. Oggi è un simbolo della città e una delle sue maggiori attrazioni turistiche.

Il Colosseo ospitava i giochi dell’anfiteatro, che comprendevano: lotte tra animali (venationes), l’uccisione di condannati da parte di animali feroci o altri tipi di esecuzioni (noxii), e i combattimenti tra gladiatori (munera).

Per l’inaugurazione dell’edificio, l’imperatore Tito diede dei giochi che durarono tre mesi, durante i quali morirono circa 2.000 gladiatori e 9.000 animali.

Gli ultimi combattimenti tra gladiatori sono testimoniati nel 437, ma l’anfiteatro fu ancora utilizzato per le venationes (uccisione di animali) fino al regno di Teodorico il Grande: le ultime vennero organizzate nel 519, in occasione del consolato di Eutarico (genero di Teodorico), e nel 523, per il consolato di Anicio Massimo.

Ma una profezia si cela sul Colosseo:

« Quamdiu stabit Colyseus stabit et Roma;
cum cadet Colyseus cadet et Roma;
cum cadet Roma cadet et mundus.  »

« Finché esisterà il Colosseo, esisterà anche Roma;
quando cadrà il Colosseo, cadrà anche Roma;
quando cadrà Roma, cadrà anche il mondo.  »

E’ una connotazione assolutamente sconosciuta nell’Antichità Classica. 

Questa profezia fu messa per iscritto nei Collectanea da Beda il Venerabile, un monaco anglosassone all’inizio dell’VIII; ma di certo doveva girare già da tempo. Particolare da sottolineare è che il passo di Beda è il primo luogo dove compare il termine Colosseo, anziché Anfiteatro.
Ma perchè il Colosseo possedeva quest’ aurea magica e misteriosa? La chiave è in una certa visione popolare del monumento, fondata su un particolare della sua storia. A differenza di molti monumenti antichi, nel Medioevo il Colosseo non fu coinvolto nel processo di renovatio christiana dei monumenti antichi, come per esempio avvenne per il Pantheon (trasformato nella chiesa di S. Maria ad Martyres), il Tempio di Antonino e Faustina (che fu intitolato a S. Lorenzo), il Tempio della Pace (di cui una parte divenne Ss. Cosma e Damiano) e così via. Il Colosseo mantenne una sua aria antica e paganeggiante, che giustificò la nascita intorno a esso di tutta una serie di leggende, ovviamente infondate, ma che le credenze popolari ritennero vere.

Una testimonianza di questo meccanismo la troviamo in un codice manoscritto della Biblioteca Laurenziana di Firenze in cui è riportata l’opera di Armannino da Bologna. Conosciuto anche come Armannino Giudice, questo notaio nel 1325 compose la Fiorita, una raccolta di racconti storici e leggendari (in prosa e in versi), il tutto racchiuso in una cornice moralistica. Ora, Armannino, ignorando che il Coliseo in Antico fosse stato un luogo di spettacolo, sostenne che esso era un tempio, anzi il principale dei templi pagani di tutto il mondo. In esso sarebbero stati racchiusi molti spiriti diabolici che compivano grandi prodigi, e i sacerdoti, mostrando l’effigie del principale demone al popolo, solevano chiedere: Lo veneri? che in latino si diceva Colis eum?, donde il nome dell’edificio… Questa facile etimologia colpì profondamente la cultura medioevale.

Ma a parte l’etimologia, resta interessante questa interpretazione del Colosseo come tempio demoniaco; da essa sembra dipartirsi un filo preciso che collega la Fiorita con altri testi medioevali (come una guida anonima manoscritta conservata nella Biblioteca Nazionale di Firenze dell’inizio del sec. XV) in cui si afferma che il Colosseo sarebbe stato un tempio del Sole coperto in bronzo dorato sulla cui superficie erano rappresentate tutte le stelle.